Pagina:Commedia - Purgatorio (Tommaseo).djvu/28

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18 , PURGATORIO mezzo. Virgilio è anche qui guida a Dante, Virgilio cho Orazio dice optimus, e della cui dottrina Servio (1) : Tutto Virgilio è pieno di acipnza; e mollE cose ci si dicono per alta sentenza di Filosofia di Teologi, di Savii d' Egitto. Da Virgilio egli avrà forse non folta, ma confermala, l'idea delle stelle nell'un polo vedute, all'altro no; che negli Elisi: Largior hie eampos aeler, et lamine vestii Purpureo, solemque suum , sua sidera norunt (-2). « Una lettera del Fracastoro accenna che lo quattro stelle si veggon da Meroe e da ogni luogo che non sia più di quattordici a quindici gradi di qua della linea equinoziale (3). » Cicerone (4) : Ecce stellae quas nunquam ex hoc loco videmus. Io per me credo potersi la spiegazione astronomica collegare con l'allegorica; ch'ò noto uso di Dante. Un comento inedito osserva qui che le quattro virtù cardi- nali erano il retaggio dell'umanità innanzi a Cristo, le quattro teo- logali poi. Cicer^e (5) pone l'onestà in quattro ufiìzii; e Pietro li numera a suo modo: cogitationis, comitatis , magnaniniitatis, mode- rntionis. Anche per questo piaceva Virgilio a Dante, che ne' concetti di lui e' vedeva potere adombrare concetti più alti e più veri, si per essere Virgilio osservatore religioso delle antiche tradizioni, che sono delle prime verità monumento e delle nuovissime germe; sì perché la bel- lezza, quand'è propriamente tale, è di sua natura rappresentazione non solo di quelle cose che stavano nel pensiero di chi l'ha colla, ma d'altre moltissime che si vengono per differente esperienza rive- lando a' coetanei ed a' posteri. Nell'entrare al Purgatorio, è lavato al Poeta il viso con la rugiada mattutina; in cima al monte egli è tuf- fato nel fiume: prima terse le vestigia più sordide, poi levata fin la memoria della colpa (0). Le abluzioni erano rito di tutta l'antichità (7) : onde all'esequie di Miseno : Ter socios pura circumtulit unda, Spar- gens rore levi et ramo felicis olivae (8). Hai qui lino il nome della rugiada che avrà data a Dante l'imagine di quella abluzione, la quale polevasi fare anco con acqua viva, potuta trovare alle falde : senonchè più bello è il detergere il sudiciume d'Inferno con l'umore che stilla dal cielo; com'è bello in Virgilio l'epìteto: aerii mc.llis coelestia dona. Enea nell'entrare all'Eliso, corpus recenti spargit aciua (9) ; e allorché (iiunone esce d'Inferno: quam coelum intrare parantem Roratis lustr.vit aquis Thaumantias Iris (IO); e Mercurio nella Te- baide : Exsìlit ad Superos; infernaque nubila vultti Discuta et vivis afflatibiis ora serenai (H). Il giunco, del quale è imposto che Dante si cinga, simboleggia, dice Pietro, l'umiltà semplice e paziente. Guido Cavalcanti: Quando con vento e con fiume contende Assai più si difendeva mobil canna... Che dura cineree che non si dirende. Ne' Bollandisti (12): Inondando il fiume, l'erba che in lui cresce si china, e senza lesione di quella, (i) Ad VI .En. Vìe fluminc vivo Ablucro. - Vili: lììtc (2) ^<;ii., VI. cavis iindam de flumine palmis Sustu- (3) In quel che spetta ad aslrono- Ut, et lalns cffundit ad aethera voces. mia, io non fo che ripetere le altrui (8) /En., VI. parok. (9) ,En., VI. (4) Somn., Sclp. ' (iO) Ov., ftlet., IV. (5) Deporr. (H) Stai., II. - Dolce color.,. Che (6) Puig.. XXXIII. s'accoglieva nel (tcreno aspetto Dell* aer (?) JF.n.. II : Tu, genitor, cape sa- puro... (terz. 5). era manu... Me bello e tanto digressum (12) Vita di s. Elcua. et raede recenti Atlrectnre nefa.<t,donee