Pagina:Commedia - Purgatorio (Tommaseo).djvu/56

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44 PURGATORIO stesso non buono la sepoltura in luogo sacro ìion nuoce se non in quanto egli intese fare a sé sepoltura non degna per gloria vana (1). I riti sepolcrali sono in tutta l’antichità cosa sacra; e gran parte dell’epopea e del dramma greco, e dell’epopea virgiliana, s’aggira Intorno a’ sepolcri. Non dirò dell’ode oraziana ad Archita, la quale avrebbesi a tenere come un’esercitazione giovanile, se forse non é accenno a fatti ignorati da noi: il che del resto sarebbe scusa, ma non sì potrebbe convertire in bellezza. L’ode però attesta anch’essa la religione de’sepolcri; e come il pio uffizio reso agli estinti credessesi ridondare in merito a’vivi, e il negletto, in grave pena (2), e al trasgressore e a’ suoi figli innocenti. In Virgilio, Mesenzio stesso, il disprezzatore degli dei e lo sftdator della morte, con parole che vanno all’anima prega il suo vincitore gli conceda sepoltura allato al figliuolo diletto e lo salvi dall’ire superstiti de’supi nemici: Corpus humo pattare tegi. Scio acerba meorum Circumstàre odia: hunc, oro, defende furorem; Et me consortem nati concede sepulcro. Haec loquitur, juguloque haud inscius accipit ensem.... (3). Ma 1 versi a cui in questo Canto di Dante si accenna, sono: Haec omnis y quam cernis, inops, inhumataque turba est... centum errant annos, volitantque haec litora circum. Tum demum admissi stagna exoptata revisunt (4). E l’altro ancora: Distulit in seram commissa piacula mortem (5). II dare, in pena della presunzione contro la Chiesa, moUiplicato per trenta nel Purgatorio il tempo dell’inducrio per salire all’espiazione desiderata, é idea conforme alla pena della presunzione giudaica; che per quaranta giorni d’indocilità stettero quarant’anni gli ebrei nel deserto (6i. Severo a que’ ch’egli credeva o frantendessero i precetti della Chiesa o li violassero, il Poeta dimostra verso la Chiesa stessa pietà riverente e punisce gl’inobbedienti. Qui parlasi della presunzione verso la Chiesa; ma quanto alla presunzione in genere, quest’è la dottrina della Somma, dottrina al solito sapientemente temperata di severi e di miti pensieri: Siccome per disperazione altri dispregia la divina misericordia a cui la speranza s’appoggia; così per la presunzione dispregiala divina giustizia che punisce i colpevoli: siccome la disperazione è aversione da Dio, così la presunzione è inordinata conversione ad esso. Par ch’ella importi certa smoderatezza jiella speranza. Or V oggetto della speranza è un bene arduo ma possibile. E possibile è alVuomo la cosa in due maniere: l’una per virtii sua propria, l’altra per sola virtù divina. Nell’una e nell’altra speranza, se smoderata, può essere presunzione. Chi troppo spera di sé, ha prenunzione contraria alla magnanimità: troppo spera della viriti divina e pecca di presunzione chi pretende avere perdono senza penitenza, e senza meriti avo-e gloria. Appoggiarsi alla virtù divina per voler ottenere da Dio quel che a Dio non convitane, gli é un detrarre alla divina virtù (7). Peccare con proposito di persistere nel peccato con la speranza del perdono è presunzione: e questo aggrava il peccato: ma peccare con isperanza di perdono ed insieme con proposito di astenersi dal peccato e pentirsene, questo scema il peccato perchè dimostra volontà meno ferma in esso. — La presunzione è peccato minore della disperazione perchè è più proprio a Dio usare misericordia e perdono che punire, per la sua infinita bontà (8). (l)Som. Supl, 71. (4).f:n.,Vl. (2) Hor. Carni,, 1, 2S: 5ic.... mul- (5) Ivi. tacfue nierces.... libi deftuat aequo Ab (6) Num. XIV, 33; Deut., Il, 7-, Jote.,.. ISegh’gis immeritis nocùuram,.. Vili, 2. nalis fraudem commiltcre. (7) Som., 2, 2, 21, (3) Ma., X. (8) Som., 1. e.