Pagina:Commedia - Purgatorio (Tommaseo).djvu/73

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CANTO IV. 59 clinica, clii guardi a levante quando il sole si appressa al meridiano, ha quest’astro a mano destra in qualunque tempo dell’anno. Quindi il Poeta, che veniva da regioni settentrionali, poste al di sopra di 35 gradi rispetto all’equatore, fu colto da maraviglia allorché, sedendo in prospetto dell’oriente, "si vide ferire a sinistra dal sole, che non era lungi dal meridiano. Virgilio s’accorge che lo stupore di Dante nasceva dal vedere il carro della luce tra la posizione che ambedue occupavano e aquilone, cioè tramontana, invece che tra loro ed austro, siccome era solito; e si fa a spiegargli l’apparente contradizione, dicendogli: se il sole che, quasi specchio lucidissimo riflettente la Luce increata, illumina e questo e il superiore emisfero, invece di essere nella costellazione di Ariete fosso ne’ Gemelli, e quindi con Castore o l^olluce, i quali oggi corrispondono all’estivo solstizio, e perciò a quella parte dell’ecclittica, che è più remota dall’equatore dalla parte ilK Borea; vedresti quell’arco dello zodiaco, il quale rosseggia per la solare presenza, rotare ben più prossimo alle Orse e all’artico polo, di quello che ora tu vegga, se il supremo Legislatore non disponesse altrimenti. Quando poi tu voglia vedere come ciò avvenga, per poterti rendere ragione di questi fatti, raccogli la tua potenza intellettiva, e imagina che il monte di Sion a Gerusalemme sia collocato in guisa rispetto a questo del Purgatorio sulla superlìcie terrestre, che ambedue abbiano un medesimo orizzonte e diversi emisferi, cioè uno da una taccia, uno dall’altra: vedrai allora, se poni mente con attenzione anche alla situazione di Gerusalemme, per cui é Inori della zona torrida, che questi due monti sono gli estremi di quel diametro della terra, il quale è normale al comune orizzonte; e che il corso diurno del sole (cui disgraziatamente non seppesi attenere Fetonte), rimane sempre di necessità da opposta parte, a chi nei due luoghi distinti fosse egualmente orientato. — Da questa dichiarazione del maestro, rimane cosi persuaso il Poeta, che protesta di non aver visto mai cosi chiaro come su questo punto, al quale gli pareva di non poter giungere col suo in2:egno; perciocché, conchìude egli, la ragione della rispettiva situazione liei due monti antipodi, mi fa capire ciré la metà dell’equatore celeste la quale é sopra l’orizzonte, e sempre rimane tra il sole e il verno (perchè dove è il sole é estate, e l’estate e l’inverno sono da opposta parte rispello all’equatore) di qui, cioè dal Purgatorio, si vede dalla parie di settentrione, mentre gli Ebrei a Gerusalemme vedevano quel mezzo cerchio dalla parte di ostro, ove da noi si reputa essere la regione del caldo. ".... Vedi ch’è tocco Meridìan dal sole....» (T. 14.) Annunziandosi con queste parole esser già l’ora del mezzogiorno, segue che tutto quell’emisfero era rischiarato dai raggi del sole; e però su tutto l’opposto, che è quello di Gerusalemme, regnava la notte. Questa dunque aveva steso i suoi passi lino agli estremi contini a occidente, segnati qui col regno o città di Marocco, che occupava una delle parti più occidentali di terra ferma, allora conoscìutG.