Pagina:Commedia - Purgatorio (Tommaseo).djvu/81

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CANTO V.. — Oh (rispos’egli), appiè del Casentino Traversa un’acqua ch’ha nome l’Archiano, Che, sovra l’Ermo, nasce in Apennino.. Là ’ve ’1 vocabol suo diventa vano, Arriva’ io, forato nella gola, Fuggendo a piede, e sanguinando il piano.. Quivi perdei la vista e la parola: Nel nome di Maria finii: e quivi Caddi, e rimase la mia carne sola.. r dirò ’1 vero; e tu ’1 ridi’ tra’ vivi, L’Angel di Dio mi prese; e quel d’Inferno Gridava: «Oh tu dal ciel, perchè mi privi?.» Tu te ne porti di costui l’eterno» Per una lagrimetta che ’1 mi toglie;» Ma io farò dell’altro altro governo.». BòYì sai come nell’aer si raccoglie Queir umido vapor che in acqua riede Tosto che sale dove ’1 freddo il coglie.. (L) Ermo di Camaldoli. (SL) Acqua. Per fiume, mo^io famigliare ed eieUo. Bue, IX: U.sque adaquam. (L) Vano: là dove raelle in Arno e penJt^ il nome. (SL) VocQl)nl. Per nome proprio usa tuiiura inToscma: per esempio. Podere di vocabolo Potiqiolino. — Vaiin Modo non imilabile. — Fugtjendo Ov Mei. XII: Ipse "ino madefactns sanquine fuqit. — Suitquinando Niin meno bello, e più schieiio. di que* di Virgilio: Cadit. uiqne crueu’arn Mandit liumum, morieusaue.tuo se in vulnere versai JEt., XI). El terram liostilern moriens />«til ore cruento - Infractaque tela cruentai (JRn.,) Tmii jtiù belli di quel di Siazio (Theb, Vili): Terqa cruentanieni concnfìsi vnlueris unda.. (L) Snia: s«nz’amiìia. (SI.) Vista. JEtì,’: Vulnus acerbum Confidi, et lenehris nigrtscunt omnia circurn — Nel noìin: Sy e, XIV, 13: Beali mortui, qui in Domino ìuoriuntur. Geuri., |v: Gnrqite cum medio porlans Oeogrius Ilebrus Volvertl, Eurydicen vox ipso el frigida lingua, AH / miseram Eurydicen anima fugiente, vocabat: Eurijdicen loto referebant ^i^mine ripae. — FiDante, Vnrqaiorio. nii. Bocc.: Di dì e di notte finivano. Allri punteggia: Perdei la vista; e la parola Nel nomf... finii Ma il primo inciso rimarrebbe in tronco; il secondo allungherebbe; e c’è un’Idea di più, che il morente nel nome di Maria, parlato non colle labbra ma coll’anima, Unisce il terreno pensiero; in quel nome si salva. 35 (L) Tu. Dante.. (L) Eterno: l’anima. — Dell’altro: del eorpo. (SD Eterno. Pelr.: Tu te ne vai col mio mortai sul corno. Caro: Col suo mortai sì strettamente avvinta. Dante, che pare tanto meno delicato del Petrarca, non avrebbe inlilato il suo ninnale sul corno dun fiume. (F) ILagrimetla- Alberici Visio, SS. J8: Visum esi quod angelus Domini lacri/rnas quas dwes ille fuderat. in amnulla tener et.’]. (SD Raccoglie. Georg, 1: Imbribus airis Colièciae ex alto nubes. ^n., V: In nubem cogitur aer. (F) Acqua Ansi. Fis.,:Ex grav fit leve ui ex aqua aér.- IV: Ciò Cile era aria ora è acqua. — Vapor. La pioggia, anco in Aristotele, è vapore umido, Che, condensalo dal freddo, cade.