Pagina:Commemorazione di Paolo Ferrari.djvu/10

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8 COMMEMORAZIONE

cose che io piglio sul serio è il dovere che incombe ai vecchi di cogliere ogni occasione per gettare una onesta e calda parola nelle anime generose e gagliarde dei giovani. Questa fisima mi procacciò canzonature — me ne importa molto a me! — ma da Lei ho in mente che questa mia sarà accolta con gentilezza di sentimento di giovane....»


Ah, come il vecchio maestro lo possedeva, il linguaggio che va dei giovani al cuore! perchè la lettera era sua, di Paolo Ferrari, e chi la ebbe era colui che ha qui l’onore di parlarvi. Tre mesi dopo ci davamo del tu.

Ma voi che qui mi ascoltate, incliti rappresentanti di Modena, raccogliente al bacio della madre le ossa dilette del suo figlio glorioso — e voi giovani di Modena, d’Italia che, di età prosternantesi alle glorie procellose, cumulatrici di ruine, v’inchinate alla gloria pacifica e serena che illumina la tomba di un poeta, voi perdonatemi se io chiesi a quel ricordo personale la ragione per cui suona la povera mia parola tra voi, nel giorno che Modena scioglie il pio debito materno. Poiché a quel ricordo, nella mia mente, si lega uno dei titoli maggiori onde il nome di Paolo Ferrari vivrà nel mondo dell’arte a cui dischiuse tanto spazio di cielo. Se, per impossibile, tutto intero il teatro di Paolo Ferrari perisse, come quello del principe della greca commedia perì, se