Pagina:Commemorazione di Paolo Ferrari.djvu/14

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12 COMMEMORAZIONE

della satira civile, richiamate le lettere italiche al culto sano e ritemprante del poeta di Eupili, svegliato nelli animi, sotto gli auspici del genio patrio invocato in cospetto dei birri pallidi e furibondi il fremito ascoso della riscossa imminente; non le basta aver nella Prosa rinnovato dalla scena l’acerba rampogna del poeta lombardo delle Fantasie contro la gioventù frolla, neghittosa e scettica, obliante fra i piaceri snervanti e i disordini della vita i doveri dell’ora sacra che, di là dal Ticino, in nuvola densa si appressava; ormai da un capo all’altro della Penisola, nella festa delle aurore liberatrici, l’Italia lo ha riconosciuto, lo ha battezzato il suo poeta drammatico nazionale, lo sperato redentore della scena italica dalla invasione umiliante ed assorbente dell’arte straniera; ormai già sulle scene del Carignano fra i trionfi e le ovazioni del Parini, Camillo Cavour pensoso del domani, è venuto a dirgli grazie dell’opera sua; Giovanni Prati, insuperato cigno della italica melodia, gli ha portato il saluto dei poeti d’Italia.

Da ora in là, al poeta del Goldoni, del Parini, della Prosa il nome antico più non basta. Alla generazione delle battaglie egli l’ha già detta la sua parola; ora è la vita della Italia nuova che si avanza; è una nuova generazione che sorge, che egli, il poeta, vorrebbe degna de’ mutati destini e scorge oppressa dalla stanchezza che succede agli sforzi supremi. Ed è a questa che muove ora incontro, da poeta mutato in filosofo studiatore di problemi, in medico scrutatore