Pagina:Commemorazione di Paolo Ferrari.djvu/13

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DI PAOLO FERRARI. 11

Sempre guardando a se innanzi, come ad un punto luminoso, come ad un faro che tra le luci della notte si fa distinguere per il variar dei colori, il dovere dello artista e del poeta ben veniva a’ suoi occhi cangiando di forme col cangiar degli eventi, ben veniva rivelandogli aspetti sempre nuovi e diversi, ma rimanendo pur sempre quell’uno circonfuso della medesima luce. La Musa gioviale e pugnace, attenta osservatrice del vero, arguta ricercatrice dello spirito, che nei tempi della tirannide tedesca e nostrana, alla vigilia delle italiche riscosse, trovava l’arcano linguaggio preparatore dei cuori, gittava nelle platee sature d’elettricità le parole incandescenti che riempivano l’aria di scintille, ricercavano di brividi di entusiasmo le turbe, — quella Musa istessa, nella patria redenta, studierà i bisogni della sua vita nuova, le malattie morali, i vizi sociali che la insidiano, le piccinerie che la immiseriscono, le virtù nuove civili che le occorrono, i nuovi ideali che la chiamano. E allora a lei più non basta lo aver rievocato in un capolavoro vincitore del tempo, le purissime linee della Commedia nazionale italiana, agitantesi piena di freschezza e di vita, tutta viva e tutta vera, intorno alla figura egualmente viva e parlante del suo padre immortale; più non le basta aver nello Alfieri della Poltrona Storica additato ai giovani l’esempio del volere tenace che da una vita frivola e nulla assurge ai culmini della gloria; nè lo aver nel Parini tracciato l’austero còmpito