Pagina:Commemorazione di Paolo Ferrari.djvu/18

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16 COMMEMORAZIONE

Inseguendo l’altissimo scopo, concesse a lui l’arte sempre ch’ei volle, tutti i fascini suoi? Riuscì a lui sempre di costringerla fra le morse del volere, alle esigenze della idea? o al trionfo meditato della tesi sacrificò più d’una volta lo slancio della ispirazione?

Sia il dubbio concesso: questo rimane certo, che a servizio di quell’alto civile intendimento egli pose, non solo una grande coscienza di uomo, ma qualità drammatiche di primissimo ordine, le quali spiegano largamente il primato ch’ei tenne, fin che visse, sulla scena italiana e il posto che il teatro gli assegna nella sua storia. Era in lui una ricca armonia e un felice equilibrio delle doti che attestano la vocazione della scena. Per la scena egli era nato, essa lo avrebbe chiamato a se, qualunque fosse stata la sua condizione sociale. Fantasia, spirito pronto di osservazione, agilità dello scernere nel vero la materia greggia dalla materia estetica, indole viva agli affetti, vis comica e festività native, sapienza del disegno, del colorito, del rilievo, dei chiaroscuri e dei contrasti, sposantisi a una padronanza assoluta di tutte le piccole e le grandi astuzie della scena.

Caratteristica dei lavori del Ferrari e segreto di molti de’ suoi successi (un segreto che io raccomando a quelli fra i miei giovani colleghi d’arte i quali credono che basti per fare una commedia applaudibile, prendere un foglio di carta bianca, scriverci su: atto primo, scena prima e tirar innanzi come l’estro li porta) segreto, io dico, di molti successi