Pagina:Commemorazione di Paolo Ferrari.djvu/8

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
6 commemorazione

e di poeta, ma è anche un debito di discepolo ed è un debito del cuore.

Perchè, Signor Sindaco, saran quasi vent’anni che un giovane poeta, il quale per la prima volta affacciavasi dalle battaglie della politica alle battaglie della scena, ricercava di consigli un maestro, che della verde virilità del suo ingegno fosforescente sotto i capelli grigi e della fama del suo nome riempiva, a quei giorni, tutti i teatri d’Italia. Fidente rivolgevasi a lui, dal quale le vicende della politica lo avevano tenuto diviso e lontano, e al quale il suo nome fino a quel dì non era giunto che attraverso il rumore di campi ostili; volgevasi colla fiducia istintiva che ai giovani rivela le nature nate per amare e comprendere la gioventù.

Ed ei mal non s’appose: chè la risposta venne affettuosa: e il giovine poeta la serbò religiosamente: ma il dì che l’antico maestro cadde sul campo dell’arte sua come il forte lavoratore che ha compiuto la sua giornata, quel giovine tra le carte frugando ritrovò la lettera antica e con viva commozione rilesse i caratteri ingialliti dal tempo.

La lettera era questa: e diceva tra l’altro:

«3 Luglio 1873.


. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Sissignore, Ella dice bene, in politica non posso trovarmi d’accordo con lei.... Sono troppo più