Pagina:Compendio del trattato teorico e pratico sopra la coltivazione della vite.djvu/161

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o con cenere bagnata, o con pasta, o coperti con liste di tela inzuppate di una spezie di luto, fatto con bianchi di uova, e calce viva polverizzata 1. La parte inferiore del serpentino si apre in un piccolo imbuto, la cui coda s’immerge in una conca, o vaso destinato a ricevere l’acqua-vite.

La caldaja, il capitello, e il serpentino, che formano questo apparecchio, sono composti di una sostanza, che si altera tanto facilmente coll’azione continua dei corpi, coi quali si trova a contatto, che leggera stagnatura, che ricopre qualcuno di questi pezzi, è presto distrutta, e rimpiazzata da strati più, o meno spessi di veleno terribile, attraverso cui corre lentamente, qual filo di acqua vite, che s’impregna sempre di una grandissima quantità. Lo stagno, e il piombo, impiegati isolatamente,



    ti di chimica T. I. p. 142. — Farmacopea ad uso degli speziali, e medici moderni d’Italia, p. 7. Ed. di Venezia.) Delle tre specie di luti, ch’egli commenda, il luto grasso sembrerebbe il più adattato al caso nostro. Ecco la di lui ricetta. — «Si prenda dell’ argilla pura, e ben secca, finamente polverizzata, e passata dallo staccio di seta. Si bagna a poco a poco entro un mortajo coll’ olio di lino, reso essiccativo col farlo bollire unitamente al litagirio.» — Il trad.

  1. Questo è il luto forte, che non soddisfa sì bene come il grasso, stillando alcool, ma col quale poi si otturano benissimo le fessure del grasso, che non sono altrimenti rimediabili con facilità. — Il trad.