Pagina:Continuazione e fine della Replica del dottor C. Cattaneo alla Risposta dell'ing Giovanni Milani.djvu/6

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DELL'INGEGNERE MILANI 351

nicipali potrebbero accontentarsene, almeno per il sodo e giudizioso motivo, che l’uomo in questione, non essendo precisamente nè da Venezia nè da Milano, ma quale casa di neutro e d’intermedio, quadrerebbe con singolare e felicissima esattezza al bisogno nostro ed ai nostri pregiudizj„ (Ib. p. 80).

Qual parola v’ha qui di soverchia lode? Non si può forse dire, che l’allievo d’un buon collegio militare dovrebbe avere forti studj? che un ingegnere d’età matura dovrebbe avere molta esperienza? che un tale ha fatto un viaggio per vedere le strade ferrate? e che, se è da Verona, non è da Venezia nè da Milano? — E del resto, porre un uomo al primo posto non vuol dire farlo árbitro d’ogni cosa.

In quei giorni la Commissione fondatrice véneta era già a cattivi termini coll’ing. Milani, perchè, dopo avergli, con soverchia leggerezza, proferto la direzione di tutta la linea senza prima intendersi colla Commissione di Milano, gli dovette ad un tratto ristringere l’invito alle sole province vénete. Fu allora che il sig. Milani mandò copia di tutto quel carteggio ad un amico, lagnandosi che l’onor suo fosse posto in simili mani, e supplicandolo di farlo conoscere per intero a quanti altri credesse che il conoscerlo fosse utile alla difesa del compromesso onor suo (V. Risp. § 9.°). L’amico, ricevuto il piego il 10 aprile, lo portò immantinente al dott. C. Cattaneo, parendogli che per far conoscere l’intero carteggio a quant’altri, il più certo e breve partito fosse quello d’inserirlo negli Annali di Statistica; alla cui temperata publicità le pochissime persone, che tra noi s’interessavano allora a quest’impresa, solevano attingerne le mensili notizie. Ma il dott. Cattaneo disapprovò quell’intempestiva risoluzione; consigliò di tener la cosa nel più profondo silenzio; e perchè le lettere non fossero viste nè da quant’altri nè da veruno, e non rendessero palesi e irreconciliabili quei dissidi, le ritenne presso di sè, e le conserva tuttora. Certamente egli ebbe torto di voler vedere nell’acerba lettera del Milani, non tanto l’animo pronto all’ingratitudine, quanto la ferita delle deluse speranze. Ad ogni modo la minima circolazione delle lettere in quei giorni avrebbe sventato la nomina del sig. Milani; poichè non gli mancavano valenti competitori, quantunque per disgrazia nostra non infarinati come lui