Pagina:Cristoforo Busetti Canzoniere.djvu/27

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zxu non che talvolta nelp accavallare immagini sopra immagini, nel ripetere gli stessi concetti, sebbeu con diverse parole~ nello stemperare certe idee, pare che egli abbia avuto piu in mira d' imitare il vivace e versatile Ovidiov che il saggio e modesto Petrarca. In genere il Sucetti mostra ingegno pronto> vena spon- tanca, e facondissima. Lui felice, se di que- sti doni, come fecer molti altri, non avesse abusato> anzi convertiti non gli avesse in suo- danno. Perciocchè per quanto sia grande lo studio che ci mostra aver fatto sugli origi- nali poeti, pur non si scorge ch'ei gli abbia sempre perfettamente imitàti,nella correzione dello stile, e in quell'arte tanto più dilficilev quanto più occulta, che con ordine meravi- glioso couduce il filo sottilissimo di un componimento, nel che a mio parere fu inimitabile il Casae. E, se mi è lecito, permetta, Eccellenza, che io soggiunga discordar dal Rosmini intorno a ciè: chè assai più che da Ovidio, ne sembra il Sucetti assumere, oltre alle forme, anche molti concetti dal Petrarca, come solevano allora presso che tutti i poeti. E che P imi- tazione costante e servile del Cantore di Laura abbia nociuto all'incremento delle Lettere italiche, non occorre porlo .a disamina i