Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/100

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80 libro terzo

fosserin addotti; e, dopo un breve esame, li diede in guardia all’alguazil Juan Espinosa.

Di là corse ad una conquista non meno facile: s’impadronì della casa del Vice-re, il qual, diceva, non era per averne più bisogno, perocchè intendeva mandarlo in Ispagna co’ suoi fratelli1, carico di catene. Prese possesso di tutti i suoi mobili, dono personale della Regina; s’impadroni del suo vasellame, della sua biancheria, de’ suoi cavalli, delle sue armi, delle sue vesti, delle sue perle, delle sue pietre preziose: pigliò il danaro, l’oro in verghe, e quanto altro trovò; e ciò senza testimoni, senza verificazione, senza inventaro; fece scomparire pepite d’oro preziose, pezzi rari che l’Ammiraglio aveva messo in serbo per mostrarli ai Re, grani grossi molto, simili ad uova d’oca o di gallina, ed una catena che pesava venti marchi. Le curiosità mineralogiche, le rare conchiglie, le collezioni vegetali che Colombo aveva raccolto ne’ suoi viaggi, le figurine, le memorie religiose che gli erano state date, diventarono la preda di quell’ignorante cupido e brutale. Le note di Colombo, le osservazioni della sua sagacità, le operazioni del suo genio, le sue carte, i suoi disegni, le sue note scientifiche2, l’espansioni della sua pietà, le più intime confidenze di quel cuore sublime vennero frugate e contaminate dallo sguardo di tal sicofante. Egli confiscò i segreti del genio, e levò dalle carte amministrative tutti i documenti che avrebbero messo in confusione gli accusatori dell’Ammiraglio3.

Al tempo stesso, per inaugurare la sua nuova amministrazione con un atto solenne, fece pubblicare l’autorizzazione conceduta per venti anni ad Ogni abitatore dell’isola di cercar l’oro nelle

  1. Cristoforo Colombo. — “Y publicó que á mi me habia de enviar en fierros, y á mis hermanos.” — Carta del Almirante al Ama del principe D. Juan.
  2. Herrera, Storia generale dei viaggi, ecc., nelle Indie occidentali. Decade I, lib. IV, cap. ix.
  3. Cristoforo Colombe. — “Y aquellas que mas me habian de aprovechar en mi disculpa, esas tenia mas ocultas.” — Carta del Almirante al Ama del principe D. Juan.