Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/109

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capitolo settimo 89

in nome dei quali era stato incatenato, la potestà di sciogliernelo.

Il discepolo del Vangelo non fece udire alcun lamento, non uscì in alcun’amara parola: non fece alcuna protesta contra la violenza commessa verso di lui, e la indegnità del modo con cui era trattato: tacque, volendo dar l’esempio di una cristiana sommissione all’autorità legittima anche allorquando s’inganna od abusa del suo potere. Ma se Colombo non indirizzò alcuna supplica ai Sovrani sull’iniquità di cui pativa, il suo cuore si sollevò almeno scrivendo alla virtuosa amica della Regina, dona Juana della Torre, che aveva nodrito del suo latte il figlio di Isabella, l’infante don Juan.

Per evitare ogni abbaglio storico è forse bene lo spiegare in qual maniera dona Juana della Torre era realmente la nutrice del Principe reale di Castiglia, l’infante don Juan, in tempi, ne’ quai questo titolo di nutrice, Ama, così eminente e così ambito dalle grandi dame, toccava di pieno diritto alla più nobile e più qualificata.

Dovendo l’educazione cominciare alla culla, perchè d’ordinario le prime impressioni influiscono sul rimanente della vita, er’ammesso in Ispagna che la donna più vicina alla Regina per antichità di lignaggio, splendore di grado, e lustro della virtù era quella che meritava di dare i primi alimenti e le prime cure all’erede del trono.

Quando, pertanto, il martedì 30 giugno 1478 nacque a Siviglia l’infante don Juan, primo atto della Regina Cattolica fu di nominare ufficialmente nutrice la più nobile matrona delle Spagne, dona Maria di Guzman1, moglie dell’illustre Pedro de Ayala, e zia di don Juan di Guzman, erede dei Medina-Sidonia.

Dona Maria discendeva dell’antica stirpe dei Guzman, che, nel medio evo, ebbe la gloria di dare alla Chiesa, in San Dome-

  1. “La cual declaró luego Aya del principe, que llàman comunmente Ama (durando esto estilo antiguo) a doña Maria de Guzman“ — Ortiz de Zuñiga, Anales ecclesiasticos y seculares de la muy noble y muy leal ciudad de Sevilla, lib. XII, Año 1478, § II, p. 383.