Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/113

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capitolo settimo 93

Re Cattolici? A lui solo apparteneva di evocare a sè quella causa, di proteggere colle sue folgori il rivelatore del globo, e d’impedire che il messaggero della Chiesa sotto que’ nuovi cieli, non succumbesse sotto il cumulo della iniquità, inretito dagli artificii della fellonia reale. I legami intimi che univano la missione di Colombo agli interessi apostolici della Santa Sede, gli facevano collocare naturalmente la sua speranza nel soccorso di questa. Nondimeno non insiste su questa eventualità; non si ferma ad alcun disegno; non compone alcun piano; nè si discolpa di nulla, poichè non sa di che cosa lo si aggravi. Egli non si fa anticipatamente a respingere accuse che non può prevedere non avendo fatto cosa che potesse meritar riprensione.

Solamente presume che gli verranno apposti vizi di forme, irregolarità amministrative, perché ha esercitato atti nuovi o fuori delle consuetudini della burocrazia. Risponde anticipatamente che non dev’essere giudicato «come un governatore mandato in una città o in una provincia amministrata regolarmente, ed ove le leggi esistenti possono essere eseguite letteralmente, senza pericolo per la cosa pubblica.» Egli esprime chiaro la sua posizione; — «essere giudicato qual capitano mandato. dalla Spagna a conquistare alle Indie una nazione numerosa e guerriera, i cui costumi e la cui religione sono in tutto opposti ai nostri: nelle Indie non vi hanno nè città ne trattati politici.»

Non gli sfugge una parola che faccia allusione alla Regina. Si direbbe che sa com’ella fu indotta in errore: si scusa, perfino, di ricordare un’antica calunnia de’ suoi nemici.

Quale ammirabil cristiano!

Fu deposto, oltraggiato, carico di catene; le porta in quel momento; la sua carne n’è illividita; e nonostante, questo violento mutamento di fortuna, l’audace spoliazione di cui è vittima, la segreta inimicizia del Re, l’involontaria complicità della Regina, il trionfo de’ suoi persecutori, non hanno fiaccata la sua costanza. L’eccesso di questo abbassamento non può far incurvare la sua fronte, ned umiliare la sua penna: dice alteramente, terminando la sua lettera: «Dio, nostro Signore, ri-