Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/242

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222 libro quarto

i suoi servigi, pur non emergono dalle sue lamentanza nè amare reticenze, nè vendicatrici ironie: si scusa, anzi, di avere risvegliato memorie che avrebbe voluto seppellire nel silenzio. Ma l’enormità dell’ingiustizia, e l’eccesso dell’ingratitudine a cui soggiacque lo commovono sulla sua propria sorte. Il carattere epico delle sue sciagure, la gigantesca poesia delle sue prove di mare, l’iniquità che patisce, la più incomparabile sicuramente dopo quella di cui gli Ebrei fecero segno il Salvatore, lo trasportano al di là del tempo; e il Rivelatore del Globo considerandosi ricordato dai posteri, deplora il destino mortale di Cristoforo Colombo, e sclama: «io ho pianto sinora sugli altri; ora, che il cielo mi faccia misericordia, e, che la terra pianga sopra di me!... che pianga sopra di me colui che ama la carità, la verità e la giustizia1.» Non la Castiglia e nemmeno l’Europa il messaggero della croce invita a piangere sopra di sè, ma il mondo che ha scoperto: «la terra pianga sopra di me!»

Qual mortale oso mai tenere un simile linguaggio? La sublimità di questa lamentanza corrisponde a quell’infortunio senza esempio. Qual poeta, qual profeta, qual eroe del Vangelo, parlando di sè, ebbe più potente ardimento d’imagini, e vestì di una più gran maestà l’accento sfuggito al suo cuore? Propriamente qui sentiamo che «lo stile è l’uomo;» la grandezza, la semplicità, la tristezza, l’ardimento vi si trovano naturalmente in armonia come una sola vibrazione dell’anima.» L’abbandono con cui questa lettera è scritta, dice l’illustre Humboldt, strana mescolanza di forza e di debolezza, di orgoglio e di umiltà commovente, c’inizia, per così dire, ai combattimenti interni della grand’anima di Colombo2

Scrivendo questa lettera, l’Ammiraglio annunziava che la man-

  1. Cristoforo Colombo. — “Yo he llorado fasta aqui à otros: haya misericordia agora el Cielo, y llore por mi la Tierra... llore por mi quien tiene caridad, verdad y justicia.” — Lettera ai Re Cattolici datata dalla Giamaica il 7 luglio 1503.
  2. Humboldt, Storia della geografia del Nuovo Continente, tom. III sez. ii.