Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/243

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capitolo quinto 223

derebbe col mezzo d’Indiani. Diffatti, venturosi pirati si arrischiavano talvolta coi loro canotti, e a gran distanze, seguendo certe correnti e facendo scala su diverse coste: ma nessuno di essi era tanto stolto e noncurante della propria vita, per voler andare direttamente dalla Giamaica ad Haiti, navigando sempre contra le correnti e i continui venti dell’est. A qualsivoglia prezzo, nessun Indiano volle tentare l’impossibile, e provare i suoi remi contra una corrente di quaranta leghe di largo col vento avverso quasi continuamente.

Il messaggio rimase senza messaggero.

Meglio d’ogni altro, l’Ammiraglio giudicava di queste difficoltà, e di questi pericoli: sapeva l’impossibilità di percorrere quaranta leghe contro le correnti, e i venti sulle fragili navicelle de’ selvaggi.

Per nove giorni Colombo meditò tra sè e sè, e stette innanzi a Dio consultandolo; finalmente risolse di sapere ciò che l’Altissimo, secondo l’espressione di Pietro Martire, aveva deciso di lui1.

Unicamente un vero cristiano, cioè avvezzo alle annegazioni e pronto a sagrificarsi in onore di Dio e per l’altrui salute, poteva tentare questa impresa: ma chi sarebbe il magnanimo? Colombo aveva un bel cercarlo; egli non vedeva capace di un tal eroismo che il suo antico servo, il capitano di padiglione, Diego Mendez, ufficiale formato alla sua intima scuola, che amava Dio, la scienza, l’Ammiraglio e non era stato mai soggiogato da veruna disordinata affezione terrena. Sul decimo giorno l’Ammiraglio chiamò Diego Mendez ad una conferenza particolare, che, rimasta segreta per trentatrè anni, fu divulgata da Diego stesso il 19 giugno 1536, nell’atto solenne delle sue ultime disposizioni2. La grandezza d’animo richiesta necessaria-

  1. “Quid de se Deus cogitet, statuit experiri.” — Petri Martyris Anglerii, Oceanœ Decadis tertiœ, lib. IV, fol. 52, recto.
  2. Questo testamento olografo contenuto in tredici pagine fu scritto a Valladolid e deposto nelle mani di Fernando Perez, segretario del Re, e notaio di Corte, il 26 dello stesso mese, in presenza di sette. testimonii, tutti officiali della casa della Vice-Regina delle indie, dona Maria di To-