Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/313

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capitolo ottavo 293


Finalmente le dolci influenze della primavera migliorarono il suo stato. Nel maggio, sostenuto da suo fratello l’Adelantado, e cavalcando una mula, prese la via di Segovia, ove si era stabilita allora la corte. Tuttavia, era tale ancora il suo patire, che, giungendo all’estremità della via detta dell’Argento, cadde di bel nuovo malato a Salamanca. ll fedele Diego Mendez venne a trovarlo ed a prestargli le sue cure1. Dopo alcune altre stazioni dolorose, cagionate dalla gravità del male, Colombo giunse al termine del suo viaggio.

Il Re lo accolse colla sua solita cortesia; ma non gli diede il suo titolo di Vice-re, e non lo fece trattare secondo il suo grado, come si costumava quando viveva la regina: ascoltò il racconto della sua pericolosa navigazione, e con interesse, la scoperta delle miniere di Veragua: lasciò che l’Ammiraglio narrasse il suo forzato naufragio alla Giamaica, l’abbandono in cui lo aveva lasciato il governatore di Hispaniola, la ribellione dei Porras, gli insulti patiti a San Domingo, e non gli diede altra consolazione che quella di poche parole vagamente affabili, che non potevano più ingannare l’esperienza di Colombo: e mentre protestava del suo interesse, e riconosceva i titoli così antichi come incontrastabili dell’Ammiraglio alla gratitudine della corona, il Re trovò il mezzo di terminare la udienza senza aver deciso, e neppur promesso cosa alcuna.

Lasciati correre alcuni giorni, Colombo credette di dover ricordare al Re i servigi da lui resi. Ferdinando gli rispose in guisa oltremodo cortese, che non era possibile dimenticarli. Tuttavia la freddezza dell’accento, che distruggeva l’affabilità delle parole, l’aria imponente da lui presa a bella posta perchè Colombo si conservasse in una circospetta riservatezza, e si astenesse da ogni richiesta diretta che avesse potuto recarlo ad un’aperta dichiarazione, mostravano le vere disposizioni del Re: parlava sopratutto all’Ammiraglio della sua gotta, de’ suoi reumi, gli raccomandava sopra ogni cosa di aversi gran cura,

  1. “Venido su señoria á la corte, y estando en Salamanca en la cama enfermo de gota.” — Testamento olografo di Diego Mendez.