Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/335

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capitolo nono 315

gici, dalle tradizioni del suo parentado, era confessato da lui, di sua propria mano, cinque anni, quattro mesi e diciotto giorni prima dell’atto di deposito fatto «la vigilia della sua morte» in un documento autografo che, per buona fortuna, ci è stato conservato. Cristoforo Colombo chiama moglie, muger1, la sua consorte, quella donna, da cui la sua missione lo ha sempre allontanato: egli esprime il motivo di quella coraggiosa separazione2.

Mi aprirò qui d’un mio pensiero. Avrebbe la Regina voluto avere a proprio paggio un bastardo? la Regina, nella sua corte e col Re tanto nemico di Colombo!

E in questo testamento, anche l’articolo invocato contro Beatrice Enriquez offre una prova della legittimità di suo figlio. Se dona Beatrice Enriquez non fosse stata moglie legittima dell’Ammiraglio, questi avrebbe messo la sua pensione a carico di suo figlio Fernando, il qual ereditava un milione e mezzo. Non era egli naturale d’imporre quest’obbligo al figlio di Beatrice, invece di trasportarlo al figlio di un altro letto? Ma Colombo lo lasciò espressamente a don Diego nella sua qua-

  1. Per la comune dei lettori non sarà inutile il far conoscere che il nome di muger adoperato da Cristoforo Colombo parlando di Beatrice d’Enriquez, non vuol dir solo donna in generale, ma che altresì significa moglie. Appunto con questo nome di muger indicavasi la regina dona Juana, vedova del re Enrico IV. Nel suo testamento olografo, fatto in Aprile del 1475 ella denominavasi: “Muger del rey don Enrique que Dios haya.” Questo nome di muger era dato altresì da Ferdinando alla regina cattolica la grande Isabella, il re diceva: “La serenisima reina doña Isabel mi muger, ec.” Ed era ancora il nome di muger che il vecchio re cattolico dava alla sua seconda moglie, la giovine germana di Foix. “Serenisima Reina nuestra muy cara é muy amada muger.” — Coleccion de documentos ineditos para la historia de España, por D. Miguel salvá y D. Pedro Sainz de Baranda, tomo XIV.
  2. “Y dejé muger y fijos que jamas vi por ello.” — Lettera di Cristoforo Colombo ai membri del Consiglio, scritta alla fine dell’anno 1500. — La brutta copia di questa lettera, tutta di mano dell’Ammiraglio ci pervenne, e la sua autenticità fu riconosciuta implicitamente ed esplicitamente dagli storiografi reali Muñoz e Navarrete. — Coleccion diplomática. Documentos diplomáticos, n°cxxxvii.