Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/357

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capitolo decimo 337

vano annunziato la sterilità de’ suoi tentativi e la rovina del tesoro1, per l’ostinazione di siffatte sue imprese, tutti costoro non potevano perdonargli di aver data una così solenne mentita alla loro sperienza amministrativa. Se a questo gran numero di personaggi molto ragguardevoli nei due consigli di Aragona e di Castiglia si aggiungano i cortigiani, solleciti d’indovinare e secondare l’odio del Re, si comprenderà qual inciampo l’opinion pubblica opponeva alla verità, e come gli storici contemporanei dell’Ammiraglio, sopra tutto gli arcicronografi imperiali e reali, dovessero necessariamente essere pieni di preoccupazioni contra Colombo. La nimicizia che dopo il volgere di tre secoli, sopravvive a sua denigrazione appo lo storiografo della marineria spagnuola, Martin Fernandez di Navarrete, ci chiarisce quanto ebbe a trovarsi avversata in addietro la verità: i costui giudizi portati sui nemici di Colombo, la maniera timida di qualificarli, e vile di giustificarli, ci rende manifesta la preoccupazione comune a tutti gli scrittori Spagnuoli a danno del grande Uomo.

Ecco in qual modo l’arcicronografo imperiale Oviedo giudica il commendatore Bobadilla, lo sciagurato che osò far incatenare Cristoforo Colombo.

l Re cattolici «fermarono e conchiusero di mandare un gentiluomo, servitore antico della loro casa, a governare quest’isola; uomo sicuramente molto onesto e religioso, il cui nome era Francesco di Bobadilla, cavaliere dell’ordine militare di Calatrava; il quale, giunto appena in quella città, fece carcerare, e stringere in ceppi l’Ammiraglio, il luogotenente don Bartolomeo Colombo e don Giacomo Colombo, suoi fratelli, e furono cosi menati in Ispagna, e messi nelle mani del governatore della città di Cadice sintantochè il Re e la Regina comandassero ciò che piacerebbe loro di fare intorno alla prigionia e demerito degli accusati. Alcuni dissero che non era stato comandato al commendatore Bobadilla di carcerare l’Ammiraglio, e ch’egli

  1. Cristoforo Colombo. Lettera ai Re Cattolici sul terzo viaggio dell’Ammiraglio.
Roselly, Crist. Colombo, T. II. 22