Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/358

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338 libro quarto

era venuto come giudice di residenza, e per informarsi soltanto della ribellione di Roldano Ximenes, e suoi compagni. Nondimeno, fosse per comando o no, egli fece prendere l’Ammiraglio e i suoi fratelli, e li mandò in Ispagna, e dimorò in quell’isola, avendone il governo, e la resse in buona pace e giustizia sino all’anno 1502, in cui fu rivocato, e gli venne comandato di tornare in Ispagna1

Raccontando questo fatto ributtante, Oviedo non trova una sola parola di compassione a favore di Colombo, non una di biasimo contro Bobadilla. Questa insensibilità, anzi indulgenza per un atto che susciterà a indegnazione la posterità sino alla fine del mondo, dipinge meglio d’ogni nostr’asserzione l’odio del castigliano Oviedo y Valdes contro del genovese Cristoforo Colombo.

Piace conoscere fin dove può trascorrere l’accecamento della preoccupazione? Udiamo il giudizio di Oviedo sull’ipocrito e sanguinario Ovando, che, ne’ suoi giuochi equestri trucidò l’innocente popolo di Xaragua, e colla gravità delle forme giudiziarie fece salire il patibolo alla ingegnosa sovrana d’Haiti, la nobile Anacoana.

«Ho udito dire da molti testimoni degni di fede, e da molti altresì che sono tuttavia in vita, tutti di accordo, che non vi fu mai uomo nelle Indie che eguagliasse e superasse Ovando in ben amministrare, e si mostrasse più largamente fornito delle doti che costituiscono il buon magistrato.

«Perocch’era molto divoto, buon cristiano, gran limosiniero, compassionevole ai poveri, dolce e cortese con tutti; solo cogli sfacciati e irriverenti usava rigore: favoriva gli umili ed i necessitosi; si mostrava severo coi superbi ed altieri com’era di dovere: gastigava i trasgressori delle’leggi colla temperanza e moderazione volute: sicchè, governando in tal guisa l’isola, er’amato e temuto da tutti: favoriva altresì grandemente gl’Indiani, e trattò qual padre tutti i cristiani che seguivano l’arto militare sotto il suo governo.

  1. Oviedo e Valdez, Storia naturale e generate delle Indie, lib. III, cap. xii. Traduzione di Gio. Poleur, cameriere di Francesco I.