Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/401

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capitolo decimo 381


Questi due mandatarii dell’Altissimo, diversamente occupati, ricevettero segni visibili dell’assistenza divina, e furono aiutati soprannaturalmente da un soccorso proporzionato alla differenza dei tempi e dei luoghi.

A guiderdone de’ suoi pericoli, delle sue fatiche opprimenti e della libertà da lui conseguita pel suo popolo, Mosè subì contraddizioni, minacce, cospirazioni, ammutinamenti, e l’abbandono de’ suoi parenti. A contraccambio dell’accrescimento della signoria terrestre, dei doni fatti allo spirito umano, delle ricchezze assicurate alla Spagna, Colombo dovette sottostare alla ribellione, all’abbandono, alla destituzione, alle catene, alla povertà, alla calunnia.

Mosè desiderava veder Dio faccia a faccia, ei che aveva avuto la ventura di udirlo e parlargli. Colombo ambiva scoprir le maraviglie delle opere di Lui e di conoscerlo così per l’esteriore, come ne sentiva in sè la onnipresenza.

Mosè aspirava a condurre il suo popolo nella terra promessa. Colombo aspirava ad aprire alle nazioni l’accesso al Santo Sepolcro.

Nessuno dei due aggiunse l’oggetto dei propri voti. ll nome dell’uno e dell’altro si perpetuerà sino alla estinzione del genere umano.

Le maraviglie operate in favore di Colombo rendono credibili, anche ai filosofi di buona fede, i miracoli del popolo di Dio, accompagnanti l’adempimento de’ suoi destini fra le nazioni idolatre, in tempi ne’ quai segni materiali e decisivi surrogavano l’autorità della parola di grazia e di amore, parlata indi dal Vangelo.

La natura imponente delle sue fatiche, il carattere strano de’ suoi viaggi, il sorprendente ardimento delle sue investigazioni, le mirabili coincidenze e i segni prodigiosi dell’assistenza che ricevette dall’alto, e la possa del suo stile lo fanno risalire all’età eroica, a’ tempi primitivi; e lo terremmo per una figura emblematica, per una formula di jerofante, se la sua tenerezza evangelica e il suo ardente cattolicismo non ce lo avvicinassero; avvegnachè mentre la moltiplicità degli affari troppo spesso assorbe la vita intera, e non lascia all’anima agio per le cose eterne,