Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/75

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capitolo quinto 55


Nonostante l’enormità di queste pretensioni, l’Ammiraglio le approvò per amore della pace. Incontanente Roldano fu a terra per proporre a’ suoi compagni queste basi del trattato. Per due giorni quegli spiriti turbolenti si agitarono, e s’inasprirono nell’esaminare e scandagliare gli articoli: finalmente gli aggravarono di condizioni eccessive, l’ultima delle quali portava, che, se il governatore contravvenisse ad un solo articolo, essi avrebbero il diritto di radunarsi, e di ottenerne l’esecuzione con quei mezzi che giudicassero convenienti. Quest’era il colmo dell’insolenza e dell’insulto. Nondimeno, cedendo all’inesorabile necessità, l’Ammiraglio dovette apporre la sua firma a quella oltraggiosa stipulazione. Solamente la modificò un poco, aggiungendo che la consentiva, se peròo essi medesimi obbedissero agli ordini dei Re, a’ suoi e a quelli de’ magistrati da lui eletti: questa condizione espressa egli la fece inserire nella lettera di nomina di gran-giudice data a Roldano: ma appena l’ebbe veduta, costui si levò pieno di insolenza, comandò si cancellassero quelle parole; e appellandosene alla brutalità de’ suoi complici, minacciò di far impiccare subitamente chiunque ardisse contraddirlo. Anche in ciò l’Ammiraglio dovette arrendersi alla volontà del suo servo, ingrato e ribelle.

Questa moderazione calmava appena l’arroganza del tradimento trionfante. Dappertutto, Roldano si faceva innanzi come la sola autorità sussistente, anche sotto gli occhi dell’Ammiraglio. A San Domingo, sempre attorniato dai malcontenti e dai nemici dichiarati dei Colombi, egli offendeva, molestava e minacciava apertamente chiunque aveva ricusato di far parte della sua fazione: costrinse un onest’uomo, Rodrigo Perez a dismettersi dal suo ufficio di luogotenente del giudice, perchè voleva investirne il proprio complice, Pedro Riquelme, stanziato a Bonao, col segreto pensiero di fortificarvisi.

ll racconto di questi oltraggi ci rende nauseati. La tristezza va del paro coll’indegnazione a vedere il rivelatore del Nuovo Mondo, l’eroe cristiano, obbligato a contrastare con siffatti ribaldi, ridotto ad accettare le condizioni di un servo atrocemente ingrato, minacciato nella sua potestà e nella sua esistenza da sfacciati idalghi, da soldati nemici della disciplina,