Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/235

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capitolo ottavo 227

zione del Contemplatore del Verbo. Oggidì, anche dopo esplorati gli spazi dell’oceano, Cuba è rimasta l’isola che vince di gran lunga ogni altra più bella: essa è tuttavia, secondo l’espressione di Colombo, la più vaga che mai vedessero occhi d’uomo; Cuba, la perla dei mari, giustifica il titolo a lei dato di regina delle Antille. La dolcezza e la costanza della sua temperatura, solita andar salva dagli uragani ordinari, e dalla violenza delle correnti sotto marine, la salubrità delle sue coste, la comodità de’ suoi porti, la purezza delle sue acque, la freschezza delle sue montagne, che sollevano le loro vette in un limpido azzurro, la eccellenza delle sue produzioni, e la varietà delle sue prospettive la rendono superiore ad ogni paragone. Costante oggetto dell’ammirazione del pensatore, del poeta, del pittore, del botanico, ella suscita l’ostinata brama di una nazione vicina, non ostante che questa già posseda una metà del Nuovo Continente.

In mezzo a questa infinità di cose nuove Cristoforo Colombo si sforzava cogliere i sublimi concetti del Pensier Creatore; di conoscere nuove maraviglie con cui la scienza di Dio si degnava manifestarsi all’intelletto, e di sorprendere l’indizio d’una qualche gran legge del globo.

Ammirazione, e sublimi induzioni nol facevan dimentico del lato pratico, utile e commerciale delle cose. Notata la copia delle erbe che nascevano quasi sul margine dei flutti, ne conchiuse giustamente, che in quel luogo il mare doveva conservarsi sempre tranquillo. Diffatti, questa costa è preservata, per tutta la larghezza dell’isola, dalle violenze della corrente equatoriale che passa fra Cuba e il Continente Americano. L’ammiraglio notò un luogo che giudico acconcio alla formazione delle madreperle, conchiglie bivalvi, che sogliono fornire indizio della presenza delle perle. Gli Indiani dissero che v’erano in quell’isola miniere d’oro.

Bramoso di scoprire quest’oro, l’ammiraglio levò le àncore il 29 di ottobre, e navigò verso l’occaso per giungere alla metropoli che gl’Indiani indicavano. In breve riconobbe l’imboccatura di un corso d’acqua, che dinominò «il fiume della Luna.» Verso sera ne vide un altro molto più largo, a cui impose il nome di «fiume dei mari.»