Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/238

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230 libro primo

correre la penna, pregava Dio pei suoi Re, e dimandava si degnasse di conceder loro una lunga vita, un grande accrescimento di regni e di principati, e di continuare a dar loro la volontà e le disposizioni per diffondere la santa religion cristiana.

Indi annunziava ai monarchi che aveva rimesso in mare la sua nave quel giorno medesimo, e che andava in cerca dell’oro. «M’aflretto, affine di partire giovedì, in nome di Dio, e veleggiare al sud-est alla ricerca dell’oro, delle spezierie e delle terre da scoprire.»

Uscito dal fiume dei mari, l’ammiraglio, sull’indicazione degl’indigeni, mosse verso l’isola chiamata Babeque, ove, dicevano per segni, che la notte al chiarore di fiaccole si raccoglieva oro sulla riva: viaggiò lungo la costa per diciotto leghe senza volervisi accostare. La dimane, martedì, riconobbe un capo a cui impose il nome di Capo Cuba.

ll 14 novembre, si allontanò all’est, correndo a scoprire cotesta Babeque, di cui gl’Indiani non cessavano di vantare la feracità d’oro. Così egli si trovò portato in un arcipelago affatto nuovo. L’occhio non poteva enumerare le tante sue isole grandi, montuose, ombreggiate da magnifici alberi. La purezza dell’atmosfera, lo splendor del mare rotto da que’ monti di verdura che pareva scaturissero dai flutti, rapivano gli sguardi di Colombo: chiamò quel mare così riccamente seminato di isole «mare di Nostra Signora.» La bellezza delle spiagge ve lo tratteneva, e voleva, non ostante la sua gran brama d’oro, percorrere tutte quelle isole colle scialuppe delle caravelle, e frugarvi per tutto; perocchè, all’apparenza, pareva promettessero almeno droghe e pietre preziose.

Il venerdì 16 novembre, in quella che Colombo usciva dal battello per pigliar possesso della prima di tali isole, colla formola consacrata dalla sua pia abitudine, furono veduti, giacenti sopra un’elevazione del terreno, due grandissimi travi, uno più lungo dell’altro, il più piccolo posto sul più grande a formare una Croce, così bene che un falegname non avrebbe potuto trovare proporzione più esatta. Cadendo incontanente ginocchione, il Messaggero dell’apostolato ringraziò il suo Signore di questa nuova bontà, e riveri questa croce, che gli era