Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/164

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154 saggio storico

uomini pubblici molte qualitá che il popolo o non conosce o non apprezza; ma voi, che avete il governo della nazione, sapete molto poco, quando non sapete far sí che l’elezione cada sulle persone degne della vostra confidenza, senza alterare l’apparenza della libertá.

Che ne avvenne? I collegi elettorali distrussero le elezioni fatte dal popolo, disgustarono il popolo e gli uomini popolari che il popolo avea eletto. Se il collegio elettorale chiedeva degli uomini probi, questi erano piú noti al popolo, coi quali convivevano, che a sei persone inviate da Napoli, le quali non conoscevano il popolo né erano conosciute dal medesimo; se chiedeva degli uomini utili alla rivoluzione, quali potevano esser mai questi se non quegl’istessi che il popolo amava e che il popolo rispettava?

Questa parola «popolo», in tutt’i luoghi ed in tutt’i tempi, altro non dinota che quattro, tre, due e talvolta una sola persona, che, per le sue virtú, pe’ suoi talenti, per le sue maniere, dispone degli animi di una popolazione intera: se non si guadagnano costoro, invano si pretende guadagnare il popolo, e non senza pericolo talora uno si lusinga di averlo guadagnato.

Dopo qualche tempo i collegi elettorali furono aboliti; ma non si restituí l’antico diritto alle popolazioni. Si credette male degli uomini il male che nasceva dalle cose. S’inviarono de’ commissari organizzatori, cui si diedero tutte le facoltá del corpo elettorale; si commise ad un solo quel diritto che prima almeno esercitavano sei; e, con ciò, l’esercizio, sebbene fosse piú giusto, parve piú tirannico e piú capriccioso. Diverso sarebbe stato il giudizio del popolo, se questi commissari fossero stati inviati prima. La loro istituzione era piú conforme alla natura, alle antiche idee de’ popoli, ai bisogni della rivoluzione.