Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/203

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xlix - persecuzione de’ repubblicani 193

perché eran le massime del vincitore, a cui era dovere ubbidire. Essi avean professata democrazia, perché democrazia professavano i vincitori: se i vincitori si fossero governati con ordini monarchici, i vinti avrebbero seguite idee diverse. L’opinione dunque non dovea calcolarsi, perché non solamente non era volontaria, ma era necessaria e giusta, perché era giusto ubbidire al vincitore. Il voler stabilire la massima contraria, il pretendere che un popolo dopo la legittima conquista ritenghi ancora le antiche affezioni e le antiche idee, è lo stesso che voler fomentare l’insubordinazione, e coll’insubordinazione voler eternare la guerra civile, la mutua diffidenza tra i governi ed i popoli, la distruzione di ogni morale pubblica e privata, la distruzione di tutta l’Europa. Al ministero di Napoli ciò dispiaceva, perché nella guerra era rimasto perdente; ma, se fosse stato vincitore, se invece di perderlo avesse conquistato un regno, gli sarebbe piaciuto che i nuovi suoi sudditi avessero conservato troppo tenacemente e fino alla caparbietá l’affezione alle antiche massime ed agli ordini antichi? Non avrebbe punito come ribelle chiunque avesse troppo manifestamente desiderato l’antico sovrano? La vera morale dei princípi deve tendere a render facile la vittoria, e non giá femminilmente dispettosa la disfatta.

I princípi della Giunta eran quelli della ragione, e non giá della corte. In questa i partiti eran divisi. Dicesi che la regina non volesse la capitolazione, ma che, fatta una volta, ne volesse l’osservanza: difatti era inutile coprirsi di obbrobrio per perdere due o trecento infelici. Ruffo, autor della capitolazione, voleva lo stesso, e divenne perciò inviso ed alla regina che non avrebbe voluta la capitolazione, ed agli altri, ai quali non dispiaceva che si fosse fatta, ma non volevano che si osservasse. Le istruzioni, che furon date alla Giunta, da persone degne di fede si assicura che furono scritte da Castelcicala. In esse stabilivasi, come massima fondamentale, esser rei di morte tutti coloro i quali avean seguita la repubblica: bastava che taluno avesse portata la coccarda nazionale. Per avere una causa di vendetta, ammetteva che il re era partito; ma, per averne una

V. Cuoco, Saggio storico. 13