Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/272

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
262 lettere a vincenzio russo

tra noi un’idea di astrusissima metafisica, e la morale soggetto di eterne dispute di scuole: abbiamo moltissimi libri, dottissimi libri, che c’insegnano i doveri dell’uomo, e pochissimi uomini che li osservano.

Una nazione si dirá virtuosa, quando il suo costume sia tale che non renda infelice il cittadino; e se tutte le nazioni potessero essere sagge a segno che, invece di farsi la guerra e di distruggersi a vicenda, si aiutassero, si giovassero, questa sarebbe la virtú del genere umano. Il fine della virtú è la felicitá, e la felicitá è la soddisfazione dei bisogni, ossia l’equilibrio tra i desidèri e le forze. Ma, siccome queste due quantitá sono sempre variabili, cosí si può andare alla felicitá, cioè si può ottener l’equilibrio o scemando i desidèri o accrescendo le forze. Un uomo, il quale abbia ciò che desidera, non sará mai ingiusto; perché naturale e quasiché fisico è in noi quel sentimento di pietá, che ci fa risentire i mali altrui al pari dei nostri, e questo solo sentimento basta a frenare la nostra ingiustizia, sempre che la crediamo inutile. L’uomo selvaggio non cura il suo simile, perché non gli serve: egli solo basta a soddisfare i suoi bisogni, che son pochi. Debbono crescere i suoi bisogni, perché si avvegga che un altro uomo gli possa esser utile, ed allora diventa umano. Per un momento nel corso politico delle nazioni le forze dell’uomo saranno superiori ai bisogni suoi; allora quest’uomo sará anche generoso. Ma questo periodo non dura che poco: i bisogni tornan di nuovo a superar le forze; l’uomo crede un altro uomo non solo utile, ma anche necessario: ed allora non si contenta piú di averlo per amico, ma vuole averlo anche per schiavo.

In qual epoca noi ci troviamo? I nostri bisogni superano di molto le nostre forze; ed i nostri bisogni non si possono diminuire, perché non possono retrocedere le nostre idee. Che speri tu, predicandoci gli antichi precetti ed i costumi semplici, che non sono i nostri? Invano tu colla tua eloquenza fulminerai il nostro lusso, i nostri capricci, l’amor che abbiamo per le ricchezze: noi ti ammireremo, e ti lasceremo solo. Ma, se tu ci insegnerai la maniera di soddisfare i nostri bisogni, se farai