Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/290

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p. 194, v. 29: ed avviliva la maestá reale finanche a passeggiare al loro cospetto...

p. 195, v. 30: Sará dunque vero che la sua osservazione non sia altro che un pregiudizio di un’anima buona? L’umanitá rimarrá sempre invendicata, e la virtú ed il delitto non avranno nell’ordine delle cose un premio ed una pena?

p. 196, v. 12: Questo mostra la clemenza del re, il quale, potendo condannare a morte cinque milioni di persone (ché non meno di tanti avean riconosciuta la repubblica), si contentò di condannarne solo poche migliaia.

p. 197, v. ultimo: Questo articolo fu immaginato per timore che qualche infelice non sfuggisse alla severitá degli articoli precedenti.

p. 199, v. 1: Non era forse piú nobile, senza immaginare tanti ridicoli pretesti, de’ quali giá le storie ci offerivano infiniti nauseanti esempi, immaginare una proscrizione e scrivere in un editto: che, «avendo finalmente la divina provvidenza accordato il suo favore alla causa di colui che tanto bene imita in terra, per lo suo cuore paterno, la clemenza di Colui che è nel cielo il padrone della natura; intenta sempre Sua Maestá al bene de’ suoi fedelissimi sudditi, che egli ama come suoi figli, e volendo ridonare a’ suoi amatissimi regni quella pace, quella tranquillitá, quella religione, della quale l’avean privato le armi francesi; veniva a condannare a morte trentamila uomini onesti, quali aveano il grave delitto di essere stati repubblicani; e, sebbene la loro colpa meritasse pena maggiore, pure, per effetto della sua innata clemenza, si contentava per ora di condannarli a morte ed alla perdita de’ loro beni. La stessa sua innata clemenza faceva sí che condannasse all’esilio altri trentamila, che pur meritavano la morte; ed altri trentamila, che meritavano l’esilio, si contentava per ora di condannarli alla sola miseria ed infamia, loro vita durante tantum. E tutto ciò non per desio di vendetta o per memoria di offesa, ma solo per soddisfare in parte all’immenso debito che ogni buon sovrano ha colla giustizia divina, troppo oltraggiata dagli onesti e scellerati repubblicani»?