Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/340

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330 rapporto al cittadino carnot


Malgrado che fosse stata promessa l’indulgenza in forza delle capitolazioni, pure non si risparmiò alcun partigiano della gran causa. Il saccheggio e la morte portarono il lutto e la desolazione dentro le mura delle case repubblicane. Quei che scamparono i furori del pio prelato, essendosi dati alla fuga, furono colpiti di anatemi e della pena del taglione, furono dichiarati nemici di Dio e dello Stato; e chiunque gli sterminava, era colmato di doni ed aveva un brevetto di santo. Cotesta crociata quali effetti non dovea produrre presso un popolo infangato ne’ pregiudizi? presso un popolo che allora, guardando per la prima volta la luce raggiosa della libertá, ne restava abbagliato, senza rischiararsi su’ futuri vantaggi? Ruffo, riuscito a rendersi padrone di tutta la Calabria ulteriore, penetrò nell’altra, seguendo le stesse misure, cioè portando la croce in una mano e ’l pugnale nell’altra.

Ciò non ostante, gli abitanti sostennero i loro diritti col massimo coraggio: si vide un gran numero di patrioti battersi in campagna aperta contro gl’insorgenti; si videro i figli venire a tenzone co’ loro padri, nel conflitto delle opinioni che li dividevano. Non si sapeva se dovevano essere piú care le affezioni della natura o le voci e gl’interessi della patria. Roma vantava i suoi Bruti e i suoi Manli, e Napoli nella culla della libertá vanta maggiori eroi.

Il furore di Ruffo aumentava in proporzione de’ successi, mentre veniva irritato dagli ostacoli. Quei paesi che presentarono uno scoglio alla irruzione furono soggettati al saccheggio. Paola, Rossano, Cosenza ed altre cittá principali divennero preda delle fiamme, per aver mostrato un attaccamento deciso alla repubblica, senza farsi quartiere a’ patrioti, di qualunque etá e sesso si fossero. Tra le altre famiglie, quelle di Labonia e Grisolia furono piú disgraziate delle altre, giacché dal 1794 i loro individui erano stati il bersaglio della corte per motivo delle nuove opinioni. Cosí gl’insorgenti invasero anche la Calabria citeriore.

Il piano di Ruffo doveva essere sconcertato, se la previdenza de’ francesi fosse occorsa a tempo proprio. Tardi si pensò alla spedizione delle Calabrie. Un pugno di patrioti, sotto il comando di Schipani, fu destinato ad andare a combattere le coorti del nuovo Pietro l’eremita.

Disgraziatamente Schipani si trovava alla testa di una legione composta di soli patrioti, i quali erano poco avvezzi al mestiere delle armi e sforniti di disciplina militare. Ciò non ostante, eglino in diversi combattimenti risultarono vittoriosi; ma soggiacquero a