Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/351

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rapporto al cittadino carnot 341

l’Antigrozio. Grozio nelle sue concezioni ha commesso il difetto di ricorrere alla memoria, quando bisognava implorar soccorso alla ragione; dotato di una vasta lettura, ha voluto far pompa di erudizione a spese dell’analisi e della facoltá riflessiva: nell’Antigrozio si tiene un metodo tutto contrario. Grozio è incorso nella disgrazia di fare la causa de’ re e de’ preti: ognuno congettura qual causa, qual nobile causa deve perorare l’autore dell’Antigrozio.

Come revisore di libri, Conforti ebbe ordine di non far penetrare in Napoli le produzioni del buon senso, gli scritti, che, svelando all’uomo la sua dignitá, gli additano i suoi implacabili nemici. Ma un tal incarico era incompatibile col suo carattere e colle sue vedute. Sicché, cozzando colla potenza del despota, non potea dispensarsi a far circolare nelle mani della gioventú tutti quei libri, i quali sono per lo spirito umano degradato ciocché alcuni rimedi corroboranti sono per gl’infermi acciaccati di languore.

Un tal uomo straordinario, quanto pieno di talenti, altrettanto colmo di virtú, che teneva un piano di condotta, il quale sarebbe degno di elogi e di ammirazione in Berna o in Ginevra, doveva necessariamente essere sacrificato in Napoli; e non altrimenti avvenne. Conforti venne prima privato della cattedra e degli altri impieghi pubblici, e quindi imprigionato. Tutti i giovani furono cosi inconsolabili come se avessero perduto il loro padre, giacché Conforti dava senso, vita e moto alla gioventú.

Imperturbabile e tranquillo visse nella carcere come se fosse stato in sua propria casa, o elevandosi con Platone, o conversando con Plutarco, o approfondendosi con Locke e Leibniz, o istruendosi nella scuola delle sue riflessioni. Fu liberato pochi mesi prima dell’arrivo de’ francesi, senza dar segni manifesti di gioia viva o di letizia gestiente. Dichiarata repubblica Napoli, fu investito della carica di ministro dell’interno, e consacrò il suo zelo, le sue cure, la sublimitá del suo pensare al benessere della patria, in maniera che sembrava essere egli solo capace di un tal posto. Venne poscia eletto rappresentante, e si distinse in grado eminente in mezzo alla folla, giacch’egli era dotto senza pedanteria, virtuoso senza orgoglio, semplice senza affettazione, probo senza ipocrisia. Nel tempo della resa di Capua, dov’era andato a rifuggirsi, fu condotto in Napoli; e, posto in prigione, soggiacque al decreto di morte. Dopo la pena irrogatagli, gl’inquisitori di Stato gli promisero la vita, purché scrivesse su di alcune pretensioni che il