Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/77

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xii - continuazione 67

maggiore in Terracina, ma Mack non vi era, né alcuno sapeva indicare ove mai si trovasse. Intanto vede ritornar l’esercito tutto disperso. Crede necessario tornare in Caserta e non perder tempo. Poche ore dopo la di lui partenza, Mack arriva. Scrive al re che il ministro della guerra era un vile, il quale avea abbandonato il suo posto. Ed Ariola è arrestato. Ne è improbabile che a questa disgrazia di Ariola abbia prestata la sua mano anche Acton, se è vero ciò che taluni dicono, che, accusato egli di aver mal diretti alcuni preparativi militari, abbia voluto fame creder colpevole Ariola ed abbia afferrata potentemente l’occasione di poter far sequestrare le di lui carte, onde non si venisse mai in chiaro del vero autore. Credeva egli con un delitto di cortigiano conservar la fama di generale?


XII

Continuazione


La guerra fu risoluta. Si pubblica un proclama, col quale il re di Napoli, con equivoche parole, dichiara che egli voleva conservar l’amicizia che aveva colla repubblica francese, ma che si credeva oltraggiato per l’occupazione di Malta, isola che apparteneva al regno di Sicilia, e non poteva soffrire che fossero invase le terre del papa, che amava come suo antico alleato e rispettava come capo della Chiesa; che avrebbe fatto marciare il suo esercito per restituire il territorio romano al legittimo sovrano (si lascia in dubbio se questo sovrano fosse o no il papa); ed invita qualunque forza armata a ritirarsi dal territorio romano, perché, in altro caso, se le sarebbe dichiarata la guerra. Simile proclama non si era veduto in nessun secolo della diplomazia, a meno che i romani non ne avessero formato uno, allorché ordinarono agli altri greci di non molestar gli acarnanii, perché tra i popoli della Grecia erano stati i soli che non avevano inviate truppe all’assedio di Troia.