Pagina:Cuore.djvu/108

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m’hanno uccisa, - mormorò la vecchia con voce soffocata.

- No... siete salva, - disse Ferruccio, con voce fioca. - Siete salva, cara nonna. Hanno portato via dei denari. Ma il babbo... aveva preso quasi tutto con sé.

La nonna mise un respiro.

- Nonna, - disse Ferruccio, sempre in ginocchio, stringendola alla vita, - cara nonna... mi volete bene, non è vero?

- Oh Ferruccio! povero figliuol mio! - rispose quella, mettendogli le mani sul capo, - che spavento devi aver avuto! Oh Signore Iddio misericordioso! Accendi un po’ di lume... No, restiamo al buio, ho ancora paura.

- Nonna, - riprese il ragazzo, - io v’ho sempre dato dei dispiaceri...

- No, Ferruccio, non dir queste cose; io non ci penso più, ho scordato tutto, ti voglio tanto bene!

- V’ho sempre dato dei dispiaceri, - continuò Ferruccio, a stento, con la voce tremola; - ma... vi ho sempre voluto bene. Mi perdonate?... Perdonatemi, nonna

- Sì, figliuolo, ti perdono, ti perdono con tutto il cuore. Pensa un po’ se non ti perdono. Levati d’in ginocchio, bambino mio. Non ti sgriderò mai più. Sei buono, sei tanto buono! Accendiamo il lume. Facciamoci un po’ di coraggio. Alzati, Ferruccio.

- Grazie, nonna, - disse il ragazzo, con la voce sempre più debole. - Ora... sono contento. Vi ricorderete di me, nonna... non è vero? vi ricorderete sempre di me... del vostro Ferruccio.