Pagina:Cuore.djvu/130

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di ragazze delle scuole pubbliche, e molte ragazze militari, coi loro bei veli celesti. Pareva un teatro. Tutti discorrevano allegri, guardando a ogni tratto dalla parte del tavolo rosso, se comparisse nessuno. La banda musicale suonava piano in fondo al portico. Sui muri alti batteva il sole. Era bello.

All’improvviso tutti si misero a batter le mani dal cortile, dalle logge, dalle finestre.

Io m’alzai in punta di piedi per vedere.

La folla che stava dietro al tavolo rosso s’era aperta, ed eran venuti avanti un uomo e una donna. L’uomo teneva per mano un ragazzo.

Era quello che aveva salvato il compagno.

L’uomo era suo padre, un muratore, vestito a festa. La donna, - sua madre, - piccola e bionda, aveva una veste nera. Il ragazzo, anche biondo e piccolo, aveva una giacchetta grigia.

A veder tutta quella gente e a sentir quello strepito d’applausi, rimasero lì tutti e tre, che non osavano più né guardare né muoversi. Un usciere municipale li spinse accanto al tavolo, a destra.

Tutti stettero zitti un momento, e poi un’altra volta scoppiarono gli applausi da tutte le parti. Il ragazzo guardò su alle finestre e poi alla loggia delle Figlie dei militari; teneva il cappello fra le mani, sembrava che non capisse bene dove fosse. Mi parve che somigliasse un poco a Coretti, nel viso; ma più rosso. Suo padre e sua madre tenevan gli occhi fissi sul tavolo.

Intanto tutti i ragazzi di borgo Po, che eran vicini a noi, si sporgevano avanti, facevano dei gesti verso il loro compagno per farsi vedere, chiamandolo a voce