| Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta. |
| 94 | gennaio |
divori la china, pigli pei campi, arrivi fra i nostri, e dai il biglietto al primo ufficiale che vedi. Butta via il cinturino e lo zaino.
Il tamburino si levò il cinturino e lo zaino, e si mise il biglietto nella tasca del petto; il sergente gettò fuori la corda e ne tenne afferrato con due mani l’uno dei capi; il capitano aiutò il ragazzo a passare per il finestrino, con la schiena rivolta verso la campagna.
— Bada, — gli disse, — la salvezza del distaccamento è nel tuo coraggio e nelle tue gambe.
— Si fidi di me, signor capitano — rispose il tamburino, spenzolandosi fuori.
— Cùrvati nella discesa, — disse ancora il capitano, afferrando la corda insieme al sergente.
— Non dubiti.
— Dio t’aiuti.
In pochi momenti il tamburino fu a terra; il sergente tirò su la corda e disparve; il capitano s’affacciò impetuosamente al finestrino, e vide il ragazzo che volava giù per la china.
Sperava già che fosse riuscito a fuggire inosservato quando cinque o sei piccoli nuvoli di polvere che si sollevarono da terra davanti e dietro al ragazzo, l’avvertirono che era stato visto dagli Austriaci, i quali gli tiravano addosso dalla sommità dell’altura: quei piccoli nuvoli eran terra buttata in aria dalle palle. Ma il tamburino continuava a correre a rompicollo. A un tratto, stra-