Pagina:Cuore infermo.djvu/131

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Parte terza 131

— Soffrite molto, molto?

Una espressione d’indicibile sofferenza si diffuse su quel volto, scomponendolo, quasi una mano crudele ne torcesse tutte le fibre.

— È spaventoso — diss’egli, sgomentato di nuovo — nulla può sollevarvi?

Ella alzò la mano e gl’indicò una boccettina sovra una mensola. Egli la prese e vi lesse sulla cartina apposta dal farmacista: idrato di cloralio.

— Un veleno, voi vi ucciderete — disse egli, tornando presso di lei e sedendo sopra uno sgabello.

Ella non si mosse come se non avesse udito. Quel feroce attacco nevralgico la immobilizzava in un dolore ineffabile; il suo aspetto letargico commoveva più di qualunque convulsione spasmodica.

— Non potete dirmi qualche cosa, Lalla? Io mi struggo nel pensiero delle vostre sofferenze e non son capace di far nulla per voi. Se potete, ditemi qualche cosa.

Ella tentò di parlare, ma la voce dovette morirle nella gola. Invece fece uno sforzo e gli dette una mano. Egli prese quella mano, se la strinse al petto, la baciò lungamente; la sentì fremere, raggricchiarsi in quella stretta, sotto quel bacio.

— Vi fa male forse il suono della mia voce? Volete che io taccia? Mi permettete che io vi dica ogni tanto qualche cosa, sottovoce, nell’orecchio?

Ella rispose di sì, premendogli lievemente le dita.

— Non so da quanto tempo siate ammalata, mia buona amica. Ma questo accesso non ha potuto venire d’un tratto: avete dovuto star male da varii giorni. Non posso pensare che siate stata qui sola, senza un parente, senza un amico, senza una persona affettuosa. Avreste dovuto scrivermi prima. Sarei accorso....