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138 Cuore infermo

— Vi siete divertiti in questa primavera? — chiese, dopo una pausa.

— Abbastanza. Le corse sono state splendide.

— Vi sei andata con tuo marito?

— Sì, ma non insieme. Egli era nel drags con una compagnia di giovanotti; io nella daumont con Amalia Cantelmo.

— State molto poco insieme.

— Con Amalia?

— Con tuo marito.

— Ma no. Mi accompagna qualche volta.

— È troppo poco; anche qui, in casa, avete presto pensato a separare i vostri appartamenti.

— Non è l’uso?

— Cara mia, l’uso è fatto dalla nostra volontà.

— Va bene. Ma sapete che io ho le mie ore stabilite; Marcello rientra molto tardi, alle volte, e mi disturberebbe.

— Infatti, ma...

— Anche in casa nostra vi erano due appartamenti separati, caro papà.

Egli la guardò, turbandosi. Vi era una intenzione in quelle parole? A che rievocare quel passato? Beatrice ricamava placidamente, senza osservare l’effetto delle sue parole. Il duca si sentiva agitato. Cercava di sembrare noncurante, leggiero, come al solito; ma non vi riusciva. La vita non è sempre un bel giuoco e pel più profondo egoista vengono momenti in cui convien prenderla sul serio. Anche quel giorno, il caldo di una giornata di luglio lo rendeva singolarmente irritabile: sua figlia lo impazientiva con quella flemma. Avrebbe voluto dirle qualche cosa che le facesse una viva impressione, che sciogliesse un poco di quel ghiaccio roseo che la circondava.