Pagina:Cuore infermo.djvu/197

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Parte quarta 197


morte di quel bambino già vecchio. Per un momento, insieme allo scroscio di acqua piovana, le era parso udire nell’aria lievi sospiri dolenti. Assolutamente non avrebbe più letto. Ah!... doveva scrivere una lettera alla principessa di Brancaccio che le chiedeva il suo nome per una Commissione di beneficenza. Ricercò la sua cartella e scrisse una lettera più lunga che non volesse la circostanza. Prima di chiuderla, si volle ricordare, se non avesse a scriverne qualche altra. No. Rilesse quella. Mancava la data: Sorrento, 20 ottobre... Che era adunque quella data? Il dì dei matrimonio, non è vero? Era trascorso un anno.

Andò verso la porta; la pioggia diminuiva, si chetava. Ancora un altro poco ed avrebbe potuto attraversare il terrazzo all’asciutto. Tra le nuvole nere qualche stella brillava, poi scompariva; solo l’orizzonte non si diradava. Ma ella non potette resistere all’impazienza. Si mise lo scialle sul capo e lo cinse alla vita, come fanno le contadine; raccolse, sollevò il suo abito ed affrontò quei dieci passi, sotto la pioggia. Alcune goccie, che le caddero sulla fronte e che le recarono un grande refrigerio, la fecero accorta che aveva la testa calda; forse per la soverchia attenzione posta nella lettura. Scendendo la scala a chiocciola, incontrò la Giovannina.

— Vostra eccellenza si è bagnata? Non ha voluto suonare?

— No. Non mi sono bagnata. Piove poco. È ritornato il signor duca?

— No, eccellenza.

— Nè Giuseppe?

— Neppure, eccellenza.

— Ricordatevi, come vi ho detto, di avvisarmi se vi sono novità.

Ed entrò nel suo salotto quasi sperasse di trovarvi