Pagina:D'Annunzio - Il libro delle vergini.djvu/150

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nell'assenza di lanciotto 145

petuoso di una lirica d’amore. La festa della sua giovinezza ora esplodeva luminosamente; egli non la comprimeva, non la voleva comprimere. Nessuna forma di felicità è forse più dolce che l’essere al fianco dell’amata, cavalcando, a traverso la primavera nascente, verso una mèta d’amore. Quelli insorgimenti di libertà barbara, che li uomini vissuti lungi dalla legale comunanza delli altri uomini hanno nel sangue, ora facevano a lui dimenticare il fratello. La donna del fratello era bella ed egli la conquistava.

— Hop! hop!

La pineta era vicina; dentro la selva dei fusti altissimi penetrava a zone magnifiche il sole, e pe’l chiarore s’allontanavano fughe di portici favolosi. Entrarono al passo, lasciando pendere le briglie mentre i cavalli sbuffavano rumorosamente scuotendo la testa o appressavano le froge come per parlarsi in segreto. Dinanzi, si alzavano i voli delli uccelli spaventati. Sopra il capo, si aprivano raramente quelli spazî di cielo che tra il verde muta il suo azzurro in un violetto soave.

Così esploravano il bosco. A traverso il labirinto, tra fusto e fusto, i cavalli non potevano camminare insieme. Francesca andava innanzi un po’ affaticata dalla corsa, accarezzando con la mano aperta il collo fumante del sauro. Dietro veniva Gustavo,