Pagina:D'Annunzio - Il libro delle vergini.djvu/30

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le vergini 25

quelle teste gioconde lungamente sotto le ammonizioni quaresimali; parlavano del peccato, delli orrori del peccato, delle pene eterne, con la voce grave, mentre tutti quei grandi occhi si empivano di meraviglia e tutte quelle bocche rosee si aprivano allo stupore Intorno, per le fantasie vive dei fanciulli le cose si animavano: dal fondo dei vecchi quadri uscivano certi profili giallognoli di santi misteriosi; e il Nazareno cinto di spine e di stille di sangue guardava da ogni parte con li occhi agonizzanti, perseguitando; e su per la gran cappa del camino ogni macchia di fumo prendeva una forma atroce. Così infondevano esse la fede in quelle anime inconsapevoli.

Ora il ricordo di quella sterilità si destò in Giuliana torbidamente. Ella risaliva, risaliva alli anni più lontani, per una naturale tendenza dello spirito, si rifugiava alle fonti; e una pienezza improvvisa di giubilo la inondò come se in un momento tutta la sua infanzia le rifluisse al cuore.

— Camilla! Camilla! — chiamò. — Dove sei? — La sorella non rispose, non stava nell’altra stanza; era forse andata giù, nella chiesa, al vespro. Allora una tentazione prese la convalescente, di mettere i piedi a terra, di provare i passi su’l pavimento, così, sola.

Rideva d’un riso timido di bambina che esiti in

3 — Il libro delle vergini.