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sumeva, quasi direi, sapori di profanità nuovi. Così le lacrimose implorazioni a Gesù si mutavano in sospiri di speranza verso letizie d’amplessi non eterei, le offerte del fior dell’anima al Sommo Bene si mutavano in tenere dedizioni della carne al disio del biondo amante, e il lume afrodisiaco della luna si cingeva di tutti li epiteti per cui va radioso lo Spirito Santo, nè li zefiri della primavera mancavan di rapire li aromi alle mense del paradiso.


XII.


Era messaggero uno di quelli uomini che paion cresciuti sù, come funghi, dall’umidità della strada immonda ed hanno in tutta la figura quasi una nativa tinta di fango; di quelli uomini bigi, che s’insinuano per tutto, che si trovano per tutto ov’è un centesimo da guadagnare, un po’ di untume da leccare, uno straccio da sottrarre, oggi rigattieri e domani procaccianti in atto di serve o di male femmine, oggi falsi sensali di mercatanzia e domani accalappiatori di cani erratici.

Costui aveva un nome melodrammatico, si chiamava Lindoro: dal quartiere dell’Ospedale al ba-