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86 il libro delle vergini

Le contadine della Villa del Fuoco, nane, co’l naso camuso, con le labbra schiacciate, femmine cafre dalla pelle bianca, venivano incontro a due, a tre. In torno, su l’immenso teatro della campagna le vicende delle nuvole gigantescamente si rappresentavano.

Giuliana passò il Mulino, passò la Villa: una energia nervosa le animava il passo. Ella si sentiva battere il vento su la nuca e sentiva su’l capo a intervalli stormire i pioppi. Ma l’oscillare delle ombre e la polvere cominciavano a turbarle un poco la visione; il calore del moto le affluiva alla testa; la volontà era tutta occupata nell’insolito sforzo materiale dell’incedere. Ella così andò innanzi in una specie di stordimento crescente che si mutava in malessere; e, vinta dalla fatica e dal caldo, si lasciò allettare da un mucchio di olivi messi in salita a sinistra.

Passavano quattro o cinque zingari seminudi, bronzini, con qualche cosa di luccicante su’l petto, a cavalcioni di certi grandi asini rossastri. Uno di loro fischiava urtando con le calcagna il ventre della sua bestia. Tutti avevano in mano canne e portavano bisacce di pelle sulle cosce. Guardarono la donna rifugiata sotto li olivi e mormorarono poi delle parole ridendo.

Giuliana ebbe paura di quelli occhi che mostra-