Pagina:D'Annunzio - La figlia di Iorio.djvu/137

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Atto III. Scena I 131


come tien chiusa la bocca!
Più chiusa di quella ch’è fatta
muta per sempre là in terra.
Come dunque parlare potrà?
Io non la tocco, io non le dico:
Ecco viene. Se si scuote,
cade, stramazza. Ho spavento.
Splendore
Ah perché siamo nate, sorelle?
Perché ci partorì nostra madre?
Ci prendesse tutte in un fascio
la morte, ci portasse con sé!
Il coro delle parenti
- Ah che pietà, creature!
— Che pietà di voi, creature!
— Su, fate cuore, che Dio
vi rialzerà, se v’ha stronche.
— Dio vi dà la trista vendemmia
ma forse l’oliva sarà
meno scura. Abbiate fidanza.
— E c’è una che forse è più misera
di voi, c’è una che stava
nella sua casa, in mezzo al suo pane,
qui entrò, s’addormì, si svegliò
a sorte perversa, e non ebbe
più bene e si muore:Vienda.
— È già nel mondo di là.
— E quella non si lagna e non lacrima.