Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/116

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

quasi tempesta di ali;
e s’empion d’un rombo gli orecchi
degli uomini maraviglioso,
ch’è il rombo degli inni futuri.
2408Le mammelle irrìgue
della Terra moltiplicarsi
paiono alla cresciuta
avidità della prole.
Il Destino toglie da tutti
gli spazii i suoi limiti, vinto
e respinto per sempre
2415dalla libertà degli eroi.

O Macchinatore, e una stirpe
di ferro, una sorta di schiavi
foggiata nella sostanza
lucente de’ clipei dell’aste
degli schinieri, una serva
moltitudine di Giganti
2422impigri obbedisce ai fanciulli
e alle femmine, meglio
che su triere veloce
al celeùste la ciurma
unta di olio d’oliva.
E non il flauto né il canto
regola il moto con ritmo
2429eguale; ma una potenza
che non falla, simile al sano
cuore nel petto dell’uomo,
pulsa in quelle ossature


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