Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/115

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

terre novelle, agitate
dall’alito aspro dell’antico
Ocèano, dove l’umana
opera è qual rabida febbre.
Il vento è qual bronzo che squilli,
2380il vento è qual riso che rida
qual gioia che canti
su la magnificenza e l’onta
degli atti. Il verbo è una lama
aguzzata a duplice taglio.
La gara, che tu proteggevi
nelle fulve palestre,
2387divora le vie strepitose.
Gli uomini dalla mascella
belluina e dal mento
di selce màsticano l’ansia
qual foglia amara d’alloro.
La Volontà reca intrecciati
a sé il Dominio e il Piacere
2394come i serpi al tuo caducèo.

L’Istinto è un impeto sagliente,
un ariete caloroso
dalle inesauste reni,
che si precipita sopra
la vita e l’assale
e la copre e sì la feconda
2401reluttante o sommessa.
Passan talora su le rosse
città nuvole di speranze,


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