Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/145

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

3234nel nostro solco veloce.

Disse il Pitio lungescagliante
ai navigatori cretesi:
“Non prèndevi brama del cibo
i precordii, come agli stanchi
uomini suole avvenire
quando negra nave s’ormeggi?„
3241Seduti a poppa in corona
noi avemmo ulive addolcite,
pesci pescati col giacchio
spiranti salsedine, caci
molli che serbavano ancora
l’impronta dei vimini, fichi
degni d’aver patria in Egina
3248con l’ombelico melato
di gomma, bionde uve sugose,
vini chiari aulenti di pino
rinfrescati in vasi d’argilla
appesi alle sàrtie, e la calda
màstica che dentro una goccia
ha tutte le estati di Chio
3255ricca in dolci donne e in lentischi.

All’ombra della gran randa
giocondamente mangiammo
e bevemmo, in conspetto
del gèmino Monte che il muto
splendor del meriggio velava.
Non era visibile a noi


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