Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/146

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

3262l’altra cima: quella ch’è sacra
al Semelèio effrenato,
alla deità delirante:
Nisa, la cima notturna.
Ma l’allegrezza nel sangue [Corda tument]
fervere sentimmo sì forte
che per le nostre membra
3269pieghevoli corse improvvisa
inquietudine, quasi
desiderio di danza
furente e d’insano clamore.
E due dei cari compagni
sorsero e balzaron sul bordo
co’ piedi nudi a gara
3276di destrezza in giochi rischiosi.

Ed io pensai nel mio cuore
gli antichi portenti appariti
ai corsali tirreni
quando per la còncava nave
gorgogliò vino odorato
e per la vela si sparse
3283alta racemìfera vite
e l’edera l’albero avvolse
di corimbi e s’ebbe corona
ogni scalmo. “O Cirra, o Nisa,
vertici dell’anima umana,
sommità del canto sereno,
culmine dell’acre delirio,
3290in breve ora noi v’attingemmo!


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