Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/147

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

Il chiaro silenzio adorammo
ove l’ultima nota
tremava del coro febèo.
L’impeto selvaggio, che rende
immemori l’Evie nell’orgia,
or ecco sentiamo in confuso
3297rompere dal torbido sangue.„

E, la mia frenesia
nel petto profondo constretta,
io stava pensoso dell’uno
e dell’altro mistero;
quando udii stridor lieve l’aria
fendere. Tesi l’orecchio
3304in ascolto; e vennemi al labbro
il sorriso, ché noto il suono
m’era. “O Apollo, nel giorno
tu vinci!„ E la stridula voce
oscillò qual canna fenduta
nel vento; poi prese più forza,
palpitò, si fece canora,
3311da poppa a prua chiaramente
s’udì sopra il croscio dell’acque.
“La cicala! Udite, compagni,
la cicala che canta!„
gridai divenuto fanciullo
nell’allegrezza. E tutti
accorsero i cari compagni
3318intorno alla gabbia di giunco.


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