Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/148

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE


E, senza strepito, quivi
stemmo intenti come dinanzi
a famoso aedo; sì nova
ci parve sul mare la voce
agreste e sì novo l’aspetto
della creatura vocale
3325che non ha carne e non sangue
e ignora i mali e il dolore,
simigliante quasi ai Superni.
Negra ma d’una cinerina
lanugine ell’era coperta,
che lucea qual serica veste;
e grand’occhi avea due, protesi,
3332ma tre più piccoli, rossi
come le bacche cruente
d’autunno, in esiguo corimbo
a sommo del capo; e lunghe ali
di tenue vetro nervute
di foschi rilievi, il torace
sparso di màcule, fatto
3339di anella il mirabile addòme.

Ognuno guatar la silvana
ospite della nave [L’auspicio]
parendo com’àugure incerto,
facea più fraterni
più giovani e vividi i volti
l’ingenuità del sorriso
3346inclinato. Io l’àugure finsi.
“Compiremo il periplo


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