Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/150

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

3374or tratti per la gomenetta
dell’àncora dietro la poppa
nella scia che ci levigava
la carne con una carezza
innumerevole, or al fondo
sopra le stuoie supini
in un sonno ch’era ogni volta
3381una voluttà sconosciuta.

Acqua marina, mollezza
di cinti insolubili, sguardo
venereo della segreta
profondità, riso d’abisso,
lasciva sorella dell’aria,
madre della nuvola, come
3388ti loderò? Ogni baia
ogni conca ogni recesso
ci parve più bello. Dicemmo:
“Ah chi mai vide ne’ giorni
una maraviglia più lieta?„
E desiderammo ancorare
per quivi obliar nostri amori
3395scrutando le mille figure
dell’acqua. Ma l’ancoraggio
contiguo ebbe più dilettose
figure, colori più novi,
odori più freschi. Dicemmo:
“Ecco il limite. I sensi
non gioiranno più oltre.„
3402E il limite fu superato.


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